Manoscritto Anonimo - Critica di Nicolò Di Bernardo dal "De Litteris"

mercoledì 19 maggio 2010



"Spesa, per Carlo.
Da comprare urgentemente:

-Latte
-Uova
-Pasta
-Formaggio
-Pane
-Tonno
-Passata Pomodoro
-Zucchine
-Fagioli
-Mais
-Croccantini Cane.

E ricorda di scaricare la lavastoviglie,
i piatti ci servono per stasera!"





L'opera, rinvenuta per intero e autografa del poeta anonimo, è di dubbia catalogazione e periodizzazione: la composizione presenta 12 versi liberi, la rima è sciolta, ma la metrica è nondimeno complessa e ricercata.
Come a volergli dare una nota di risalto, possiamo notare come l'inizio in medias res presenti subito a inizio verso quella che sarà la parola chiave emblema dell'intera poesia: Spesa. Sarà proprio questa Spesa l'artefice dell'intera composizione, la cui importanza è ancor più accentuata dal cauto uso della virgola. Vero elemento di distinzione sarà però il primo punto fermo a fine verso, che pare voler distaccare completamente "Spesa, per Carlo" dal resto del componimento, elevandolo sul resto del trattato.
In questo primo distico il poeta dà risalto in particolare anche all'avverbio "Urgentemente" (v.v. 2), posto di proposito a fine verso e affiancato alla forma "Da comprare", riconducibile in tutto per tutto alla perifrastica passiva latina -e probabilmente ispirata al celebre "[...] mercanda est" attribuito con quasi assoluta certezza a Cicerone-, riesce ad esprimere nitidamente lo stato d'animo della fretta, la necessità urgente e inderogabile dell'atto richiesto: l'intero verso non ha spazio per nient'altro.
Dal verso secondo il poeta passa al terzo con l'uso affatto scontato dei due punti: ciò che segue non sarà distaccato dal resto della poesia, ma indissolubilmente legato.
Ha luogo così una lunga enumerazione, il ritmo è martellante e incalzante, i versi sono dotati di una sola parola ciascuno -eccezion fatta per "Passata Pomodoro" e "Croccantini Cane" (v.v. 9.13)-, sempre piana, caratterizzazione che dona una ritmica ben precisa e quasi musicale. Le parole rievocano in maniera efficace gli oggetti in questione, seppur i versi siano lapidari: da notare l'assenza di punteggiatura e il troncamento della preposizione semplice "di" ai versi 9 e 13, che rendono ulteriormente rapido e di immediato apprendimento il catalogo.

Infine, quasi specularmente, l'opera si conclude con un secondo distico, simile al primo:
l'immediatezza e dinamicità del tutto ci viene trasmessa grazie all'attacco quasi anch'esso in medias res "E", grazie all'uso dell'imperativo "ricorda" e all'uso del punto esclamativo, che conclude la poesia con un tono imperativo, alto, quasi gridato: altro modo del poeta per indicare come il tutto vada fatto, e subito. Entro la sera stessa, quel "stasera" con cui si conclude l'intera opera.

Molte sono le interpretazioni riguardo l'identità di "Carlo" (v.v. 1), figura non di certo casuale.
Alcuni dicono che..

..come? Ah, è tua?
La tua lista della spesa? Da parte di tua moglie? Beh, era qui sul tavolo e...insomma sai..era un po' stropicciata, e...
Ho capito ho capito, eccola.
E poi tua moglie ha proprio una brutta grafia.

...Per curiosità, lei come si chiama? Fabiola?

L'opera, è quasi certo, si ritiene essere appartenente alla grande Fabiola da Firenze.
Che capolavoro.










-Nicolò Di Bernardo-

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