Mafia.

domenica 14 novembre 2010


L' Italia è un vecchio.
Cammina per la piazza, di notte. E' deserta e la attraversa, lentamente e a fatica.
Quasi cieco, mezzo sordo, poggiandosi a fatica ad un bastone in legno marcio, fidato compagno vicino alla fine, mentre le gambe tremano, rendono l'andatura più faticosa.
Italia è un vecchio con la memoria corta.
E' a metà della piazza. Non vede niente e non sente, ma è a metà della piazza.
Lì arriva Mafia.
Mafia è l'uomo che gli spezza il bastone, glielo strappa dalle mani cogliendolo di sorpresa e lo spezza in due sulla schiena, mentre è a terra agonizzante.
Mafia è la mano dura che lo picchia, Mafia è l'acqua che ha fatto marcire il bastone, Mafia è la donna che guarda dalla finestra.
Centinaia di occhi osservano la scena dalle proprie finestre, in silenzio religioso.
Mafia ride coprendo il pianto del vecchio.

Pesta coi piedi le mani che tastano l'asfalto in cerca degli occhiali, e copre con una risata anche quel grido di dolore.
Mafia gli tira un calcio in bocca, per non farlo più gridare, per non fare rumore, ma poi ride lo stesso, per gusto. Raccoglie due denti d'oro e li mette in tasca.
Alla finestra, qualcuno piange.
Mafia piazza due calci ben assestati nelle orecchie, che già non ci sentono di loro.
Farebbe qualcosa agli occhi, ma non spreca energie: il vecchio si contorce a terra in una pozza di sangue. Ne basta uno forte al collo, ed ecco fatto.
Mafia prende il portafogli e gli occhiali con la montatura d'oro, gira i tacchi e se ne va contando l'onesto ricavato.

Ma il corpo a terra si muove.
Non è il vecchio, no, quello è morto, non c'è più niente da fare.
E' qualcosa sotto il corpo del vecchio, a muoversi.
Un bambino.
Un bambino!
E' un piccolo bimbo di qualche mese. E' tutto sporco di sangue ma non ha capito nulla di quello che è successo, è troppo, troppo piccolo.
E' la speranza, è quel futuro che il vecchio teneva a sè con una mano, procedendo a fatica mentre impugnava il bastone nell'altra.
Il piccolo ha due grandi occhi azzurri, e sotto il sangue scuro dell'anziano tutore, ha due guancie morbide e paffutelle.
Dalla finestra lo guardano in cento, col fiato sospeso. Speranzosi.
Lui sguscia fuori liberandosi dal peso morto del vecchio, e poggiando le manine cicciottelle sul suo cadavere si tira su, in piedi.
Resta qualche secondo in piedi, roteando le mani e cercando l'equilibrio.
Lo trova.
Ed eccolo, lì, che muove un primo passo ed è già pronto per un secondo, tutto sorridente. La speranza ha imparato a camminare.

Ma in quel momento, Mafia si gira e lo vede.
Lo sorprende mentre poggia a terra quel primo piede. Lo raggiunge, si inginocchia, e lo osserva.
I due si guardano per qualche istante, in silenzio. Il piccolo non lo conosce, ma Mafia ne ha conosciuti molti di bimbi come quello.
Ne ha finiti altrettanti, senza pietà e senza sconti.
Il piccolo sorride, e dopo un ultimo sguardo incuriosito, perde e ritrova l'equilibrio, solleva il piede per un secondo passo, tutto concentrato.
Mafia lo spinge per terra.
Il piccolo batte il sedere sull'asfalto e sporca di sangue anche quello, poi si rialza determinato, e prepara un secondo passo.
Mafia lo spinge di nuovo, con più forza.

Il bambino ora piange.
Il pianto arriva alle finestre più alte, ghiaccia il sangue ai padri, ai nonni, alle madri. Nessuno scende in piazza.
Non è comunque conveniente far piangere un bambino, Mafia lo sa: così, per rimediare, lo finisce.
Non ride, ma nemmeno piange. Uno sparo, e torna il silenzio.
Morto.


Ma lo sparo, quello non si sente solo alle finestre più alte: quello la città lo sente bene.

Centinaia di cuori arrabbiati, migliaia di denti digrignati entrano nella piazza, stringendo mazze, stringendo bastoni, stringendo parole, perchè tra loro c'è ancora chi crede possano servire a qualcosa.
Vorrebbero stringere manette, ma chi le ha è alla finestra, o in qualche bar a farsi compagnia.
Tutti vedono al centro della piazza i due corpi, la foglia secca frantumata e il germoglio schiacciato brutalmente prima ancora di vedere il verde della vita.

Gridano rabbia, pronti chi alla giustizia in tribunale, chi a quella fai da te.
Si valuterà una volta preso l'assassino.
Ma dov'è, l'assassino?
Dov'è l'assassino?
I corpi non parlano.
Dov'è l'assassino?
La folla si guarda attorno.

Centinaia di finestre serrate e luci spente tacciono.
Sentono l'urlo di rabbia e tacciono, mentre nella folla, qualcuno torna a casa sorridente, con due portafogli, qualche dente d'oro in tasca e la punta delle scarpe sporca di 'vernice rossa'.

Dietro al legno delle persiane piangono, pregano, si rigirano nel letto.

Ma sono Mafia anche loro, stanotte. Ancora una volta.














-Nicolò Di Bernardo-

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