Il Primo (E Il Secondo) Carro Volante.

giovedì 16 dicembre 2010


Secoli e secoli fa, un uomo alzò gli occhi al cielo e guardò le stelle per la prima volta.
Era un evento più unico che raro, considerando che fino ad allora ad aver osservato con attenzione il cielo erano stati soltanto i bebè mentre si facevano lavare zone innominabili e nessun altro, eccezion fatta per Bubi, cagnolino che rotolandosi nell'erba aveva fatto grandi scoperte astronomiche che non aveva mai potuto comunicare a nessuno. Ma questa è un'altra storia.
Dicevamo appunto che quell'uomo, trasportatore di carri e carriole a tempo pieno (purtroppo per lui sempre cariche e pesanti), aveva per un attimo alzato lo sguardo al cielo stellato, e in mezzo a tutti quegli inutili e poco suggestivi puntini luminosi era riuscito a trovare qualcosa di straordinario.
Lì, era disegnato un carro.
Bello grande, liscio e perfetto, ma cosa più importante di tutte vuoto. O almeno così gli piaceva immaginarselo.
E poi fosse stato pesante come quelli che trasportava ogni giorno, di certo non sarebbe potuto rimanersene lì per aria.
L'uomo si stupì della scoperta, e andò subito a chiamare i compagni, che si radunarono tutti attorno a lui mentre gesticolava come un ossesso indicando il cielo. Gli amici ci misero poco ad assumere la stessa ebete espressione di stupore. Diamine, un carro nel cielo!
-Un carro nel cielo!- gridavano, e già la voce girava di capanna in capanna, di famiglia in famiglia.
Gli uomini smettevano di trasportare carri, le donne smettevano di lavare zone innominabili ai bebè e tutti insieme si mettevano a guardare il cielo, temerari nell'affrontare il torcicollo.
Tutti lo vedevano e tutti ne gioivano, tranne Franciccio, il meno sveglio del villaggio, che ritornò mogio mogio nella sua capanna a rompere noci di cocco con la fronte, ma anche questa è un'altra storia.
Un carro nel cielo era la scoperta più grande di sempre dopo il mammut alla brace, ed era d'obbligo festeggiare.
Per tutta la notte i carri rimasero incustoditi e i bebè sporchi, mentre tutto il villaggio danzava al ritmo di tamburi improvvisati con carriole ribaltate, si tuffava nel fiume e mangiava e scherzava come pochi avevano fatto prima.
Ma mentre il fiume straripava per il sovraffollamento, e un insopportabile olezzo proveniva dai fasciatoi, c'era solo una persona ancora asciutta e digiuna di cibo e danze (oltre a Franciccio, si intende).
Accovacciato per terra dove la luce del fuoco non arrivava, l'uomo in questione bofonchiava maledizioni al fratello.
Era sempre stato lui il più intelligente in famiglia, suo padre era fiero di lui, e per questo trasportava carri vuoti e leggeri tutto il giorno. Perchè lui se lo era meritato, e non certo con carri per aria.
Ma anche con un danzatore in meno la notte trascorse rapida, e all'alba del giorno dopo ciascuno ritornò alle mansioni quotidiane.
C'era chi traportava carri pesanti, chi (più fortunato) ne trasportava di leggeri, chi gioiva nell'avere il fondoschiena finalmente pulito e anche chi si rotolava nell'erba.
Tutto aveva ripreso il corso di sempre, e anche il fiume era rientrato nei suoi argini, quando all'improvviso, una sera il solito tran tran venne nuovamente spezzato.
-Guardate, un carro!
Questa volta però non si trattava dello stesso osservatore di stelle, ma del fratello minore.
Certo, l'ebete espressione di stupore era sempre quella.
Tutti i trasportatori di carri corsero incuriositi attorno a lui, che gesticolava come un forsennato.
-Un altro?- chiesero loro.
-Sì, là!
-Dove?- risposero, dubbiosi.
-Maccome, lì, non vedete? Quello, quello è un carro nel cielo!
-Mah veramente...
-Ma come fate a non vederlo, e proprio là! La vedete quella stella luminosa, che fa un triangolo perfetto con quelle altre due luminosissime? Ecco, appena sotto quella, giù, a sinistra, quella stella è il manico. E poi lì c'è la ruota e...beh, il resto. E' più piccolo, per questo si vede male.
Nessuno vedeva niente e tutti tacevano, finchè Franciccio, l'addetto alle noci di cocco, sentendosi un vero idiota nel non vedere nessun carro per la seconda volta, ruppe il silenzio mentendo a gran voce:
-Lo vedo! Che bel carro! Lo vedo davvero!
I compagni non fecero in tempo a rimaner perplessi che già un secondo gridava "E' vero!" e così un terzo, e un quarto, e via dicendo, così che alla fine tutti vedevano il secondo carro, quello più piccolo, che è per questo alla fine che si vede male.
Dunque si festeggiò anche quella notte (cosa che a dirla tutta non dispiacque a nessuno, eccezion fatta per i bebè che non potevano protestare ed impararono così a lavarsi da soli), il fiume straripò, la gente danzò e i mammut se la diedero a gambe levate vedendo la grande brace che veniva preparata.
All'alba del giorno dopo tutto tornò ancora alla normalità, ma nel trasportare carri, nel lavarsi il baugigi da soli (ah, che bella l'indipendenza), nel rotolarsi nell'erba e nel rompere noci di cocco con la zucca, ciascuno portava in sè la consapevolezza della presenza di due luminosi carri nel cielo.
Passò il tempo come passa anche ora, e i più piccoli si facevano raccontare del carro maggiore, bello e inconfondibile, e del carro minore, chiedendo qualche indicazione in più.
-Ma come qualche indicazione in più? Il carro minore e lì, dai, come fai a non vederlo, non dirmi che non ci riesci! La vedi quella stella luminosa figliolo, quella che fa un triangolo perfetto con altre due luminosissime? Ecco, appena sotto quella, giù, a sinistra, quella stella è il manico. E poi lì c'è la ruota, la vedi?- Gli veniva risposto puntualmente, e altrettanto prontamente i figli esclamavano:
-Ah eccola! Che forte che è, papà!
E i figli crescevano, e ricordando le indicazioni del vecchio padre, mostravano ai loro piccoli il carro minore, forse il più bello di tutti, quello che c'ha il manico appena sotto la stella che crea un triangolo perfetto con altre due.
E quelli ancora saltavano di gioia, ed esclamavano:
-Che forte che è, papà!
E fu così che ancora oggi possiamo ammirare il carro minore, in tutto il suo splendore.



Ma come dov'è, non lo vedi? Non dirmi che non ci riesci!
Ma pensa te se devo perdere tempo con gente del genere...




-Nicolò Di Bernardo-

1 commenti:

Anonimo ha detto...

Scrivi molto bene, complimenti. Geniale fantasia.

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L'educazione è d'obbligo, l'allegria la benvenuta


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