Autore in cerca di sei personaggi. O almeno uno.

martedì 4 gennaio 2011




C'era una volta, uno scrittore che non scriveva.
Insolito ma vero: l'Autore in questione non riusciva a scrivere, non aveva argomenti, non aveva personaggi.
Cos'avrebbe scolpito Michelangelo senza il marmo?
Cos'avrebbe dipinto Leonardo Da Vinci senza colori, prima delle novità stilistiche introdotte da Giorgione, il primo artista a sperimentare la tecnica della pittura ad olio con le dita (ma solo dopo aver mangiato pollo arrosto)?
La domanda è retorica e la risposta semplice: niente.

Ed era niente quello che l'Autore faceva: combatteva ogni giorno contro il foglio bianco ma ne veniva inevitabilmente inglobato. Stava ore, giorni, solo davanti al bianco, che faceva anche più paura del nero.
Nel nero, nel buio, si può nascondere qualunque cosa. Una bella donna come un armadio, come un topo, come anche un mostro orrendo, ma comunque qualcosa. Può far paura, schifo, ribrezzo, ma c'è.
Nel bianco invece non c'era niente, e l'Autore lo sapeva.
Non una bella donna, non un armadio.
Non una formica anche piccolissima, aveva controllato bene il foglio bianco, da cima a fondo.
Niente.
Non con una qualche idea in più, respirò a fondo e cominciò a scrivere. C'era una volta.
C'era una volta che cosa? E perchè?
Ma poi, c'era davvero? E quand'era, questa volta?

C'era una volta un principe.
Era bello come il sole, il bianco della sua pelle era di luna, i capelli erano color del grano ma lisci come seta, gli occhi erano specchi, le guance morbide nuvole rosee.
Camminava, in una bella giornata d'Agosto, lungo il sentiero che portava...beh, che portava.
I suoi stivali...
"Che importa degli stivali? E' tutto bianco qui!"
Come?
"Bianco, non si vede niente! E non è certo nebbia, dato che siamo in Agosto. Ora, non che chieda un cavallo (anche se considerando che sono un Principe e non lo sturacessi di corte sarebbe gradito), ma almeno un posto dove andare, un qualche scopo!"
Ma io stavo ancora descrivendo...
"Non interessa a nessuno se ho gli stivali più belli del regno o se la mia voce è come quella di un usignuolo, corbezzoli! Ci vuole azione: cattivi da sconfiggere, spade magiche, principesse da salvare, roba così, alla gente piace questo!"

La strada si ricopriva sempre più di arbusti e rovi man mano che il Principe proseguiva nel cammino. Presto il sentiero l'avrebbe portato al monte Zemolo, dove lo attendeva la Principessa più bella di tutto il mondo allora conosciuto...
"Così si ragiona! Allora, dov'è il mostro cattivo? Ho proprio voglia di spaccare qualche cranio!"
...tenuta prigioniera dal Gigante Monocchio, che aveva un solo occhio ma era cieco, e quindi avrebbe potuto averne anche dieci, era soltanto una questione di forma.
"Buonasera signor Autore."
Buonasera, Gigante.
"Senta, possiamo scambiare quattro chiacchiere in privato?"
Intende dire a quattr'occhi? Hahahaha...
"Non è affatto divertente."
Ah. Bene, mi dica, che ho una certa fretta.
"Ma che fretta e fretta, che tanto la principessina qui non mi scappa certo (vitto e alloggio gratis, di questi tempi non si possono sprecare certe occasioni), e il biondone lì ha un armatura che peserà una quintalata, dove vuole che arrivi a piedi? Certo che un cavallo avrebbe potuto darglielo."
In effetti ha ragione.
"Contento di vedere che ci intendiamo. Comunque, quello che vorrei cercare di spiegarle, è che queste storie non fanno più alcun effetto sul lettore! C'è il gigante brutto e cattivo, arriva il principe bello e buono e BAM! Lo stecchisce. Salva la principessa (che chiaramente è uno schianto di donna) e vivono per sempre felici e contenti. Ora, metto da parte il fatto che non è molto carino che noi brutti e cattivi finiamo sempre male, ma sa, fa parte del mio mestiere e sono un professionista quindi non mi lamento certo di questo. Ma proprio perchè me ne intendo, lo dico per lei! Finiamo sempre allo stesso modo. Dov'è la novità? Dov'è l'interesse? Il lettore apre il libro, a pagina 2 legge che c'è un principe che 'ha i capelli color del grano', a pagina 3 c'è un gigante che ha un occhio solo ed è brutto come la fame e può anche chiudere il libro, perchè la fine la sa già. E' banale! Non che io non riponga fiducia nelle sue capacità, sono certo che il suo lato malato e contorto, che (si sa) è quello che fa scrivere storie, farà comunque qualcosa di particolare che lei lo voglia o no, ma il mio è il consiglio spassionato di accorgersene, perchè in fondo cos'è una trama se non UUUUUURGH BLEEEEEURGH!"
Il Gigante, già privo della vista, non disponeva neanche di una vera e propria lingua: emetteva infatti versi confusi e grugniti che avrebbero fatto rabbrividire anche il Ministro della Difesa del regno (si trattava infatti di una monarchia parlamentare).
"UUUURGH! BLEEEURGH!" continuò a biascicare il Gigante, e le sue grida riecheggiavano nella valle.
"Devo sbrigarmi!" sussultò il Principe, che nel frattempo aveva magicamente trovato lungo il sentiero un mansueto cavallo, dotato di sella, redini e staffe.
"Ah, la magia, un modo fantastico di cavarsela senza dare una vera e propria spiegazione a..." provò a dire il Principe, ma il cavallo inciampò magicamente, facendo rovinare a terra il suo cavaliere, che battè forte il mento mordendosi la lingua.
"PenFo che prenderò quel che è FucceFFo come un avvertimento!"
Bravo.
Trotta e trotta, galoppa e galoppa, trotta e galoppa, galoppa e trotta, il Principe arrivò ai piedi del monte Zemolo.
"STOOP! Fermi tutti."
Che c'è ora?
"Ho un brufolo."
Cosa?
"Sì, sì, un brufolo. Lo sapevo che non dovevo fermarmi a quel Fast Food lungo il sentiero, ma mi sono fatto fregare dal Menù Insalata-Genuina. Sembrava davvero genuina! (E sembrava anche insalata!). Ora come faccio, con questo 'coso'?"
Semplice: scali la montagna, tiri fuori la spada magica che ti faccio apparire 'magicamente' (se magari potessi risparmiarti quei tuoi commenti sarcastici che rendono il racconto poco credibile mi faresti un favore), e ammazzi il cattivo! E' così difficile? Lo fanno migliaia di principi in migliaia di storie!
"Eh appunto, tra l'altro è una cosa un po' banale."
Anche te ora? Devo farti nascere con una malformazione alla lingua? L'ho già fatto con altri.
"Nono, non sia mai, ho già questa disgrazia sul naso e me la tengo."
Disgrazia, ora! E' un brufoletto, sapessi quanti ne ho avuti io in gioventù.
"Sì ma sei un principe? Devi salvare una principessa? No! E poi non hai idea di come sia avere una grossa pustola rossa quando hai la 'pelle bianca di luna'. Risalta tantissimo! Dovrei avere un po' di fondotinta..."
Oh andiamo, anche il fondotinta! E' stato forse il fondotinta a renderti il principe forte e valoroso che sei?
"No, veramente è stata l'ereditarietà dei titoli nobiliari. E poi sì, per una buona parte il fondotinta."
Ah. Beh, come non detto, truccati pure.

Nel frattempo, sulla cima del monte, il malefico Gigante Monocchio, noto per lo spaventoso monosopracciglio, seviziava la povera principessa, che disperata gridava:
"Un momento, è in bagno a farsi le unghie!"
Ma come, anche lui? Ma è brutto come la fame, ha un occhio solo, il monosopracciglio!
"Eh, appunto, almeno le mani dovrà curarsele bene no? L'igiene è importante, farebbe bene a saperlo anche lei. E poi a una trama penosa come questa dobbiamo per forza sopperire almeno con la nostra bellezza, fanno già così con molti film."
Va bene, va bene, continuiamo su, che tra poco è ora di cena.

Mentre il malefico Gigante si 'preparava' nelle segrete del suo castello ad affrontare chiunque cercasse di strappargli la giovane pulzella (senza lo sporco delle unghie si combatte meglio), il Principe già era arrivato a scalare metà della montagna, lasciando da solo ai piedi del monte il fido destriero, che fortunatamente non può parlare e quindi non mi si lamenta.
Senza un capello fuori posto, contraeva i propri muscoli alla perfezione mentre si avvicinava sempre più alla meta.
Quando pochi minuti dopo raggiunse la cima non potè trattenere lo stupore.
"Corbezzoli!" esclamò.
Davanti a lui, stava magicamente conficcata in una roccia una magica spada, la cui magica magia avrebbe permesso soltanto ad un cuore magicamente buono di estrarla.
Il Principe avrebbe commentato ulteriormente, ma troppo era lo stupore e troppa la fatica, così si limitò ad apprezzare (per una volta) la magia del destino, e si avvicinò per estrarla.
"...Magicamente! Haha!"
...
Purtroppo, la spada proprio non si sfilava: avrebbe dovuto sfidare il Gigante a mani nude, e forse morire.
Ma questo non turbava certo il grande eroe, che si attardò solo qualche minuto per infilarsi un paio di mutande asciutte e pulite.

Il Principe corse verso il grandissimo castello e bussò alla porta, ma nessuno sentiva quel pugnettino battere contro cinque metri di spessore di quercia secolare. Anzi, il toc-toccare gli fece un po' male.
Il Principe citofonò.
"BLEEEEURGH..?"
"Signora, c'è posta!"
"BLEBLEURGH!" si sentì rispondere, mentre si apriva la porta.
"Tzè! Il trucco della posta. Ci cascano sempre, specialmente se hanno il cervello grosso come una ghianda."

Ma se il cervello del Gigante era grosso come una ghianda, allora le sue braccia dovevano essere querce, secolari per giunta.
Alla porta lo attendevano 20 metri di simpatia che cercavano di schiacciare il Principe come si fa con un guscio d'arachide, visto che siamo in tema.
Il Principe zigzagò tra le sue gambe veloce come un moroso il giorno della bolletta, si arrampicò sul suo corpo aggrappandosi a ciuffi di peli delle gambe e del petto, arrivò sul suo naso e guardandolo dritto nell'occhio disse:
"Ora ti prendo a pugni!"
A pugni. Tu a lui?
"Sì, a pugni!"
Come vuoi.

Il Principe cominciò a prenderlo a pugni sul naso, ottenendo come unica reazione qualche starnuto. Sarebbe stata la fine, di lì a poco: il Gigante stava per fare con lui quello che uno stivale fa non alla cacca che pesta, ma al batterio posato sul culo della mosca che sguazza nella cacca che viene pestata.
Non so se ho reso l'idea.
Era la morte certa, ma il brufolo, sballottato qua e là nel combattimento, con uno "SPRUUUZ!" riversò il suo intimo contenuto nell'unico occhio del Gigante, accecandolo.
"Vittoria!" esclamò il Principe, non ricordando che il Gigante fosse già cieco.
"BLEUURGAGH!" esclamò il Gigante, che forse voleva dire 'Vittoria', forse 'Fai schifo'.

Era la fine, per la seconda volta. La suspance era tale che l'atmosfera si tagliava con un grissino.
Ma poi accadde (di nuovo) l'inspiegabile.
Si sentì un gran rombo a ciel sereno: preso da chissà quale bisogno, il Gigante dal nulla sussultò, si scrollò di dosso il Principe e corse nelle viscere del castello, nel bagno per la precisione.
Forse possiamo capire preso da quale bisogno.

Il Principe attraversò le giganti stanze del castello cercando ovunque la dolce (e attraente) Principessa. Entrò in cucina e prese una botta di freddo perchè qualcuno aveva lasciato la gigante finestra aperta, entrò in camera da letto e inorridì davanti al gigante letto disfatto e alla gigante coperta di lana che pizzica dappertutto, e infine entrò in salotto, dove la gigante Tv era rimasta accesa e trasmetteva un gigante film vietato ai minori; così gigante che il Principe rimase a bocca aperta qualche minuto, poi con un briciolo di complesso d'inferiorità esclamò:
"Ma non era cieco?"
Risparmiandosi conseguenti battutine che di certo non verremo ad insegnare a voi lettori, che siete i più maliziosi, il Principe continuò la sua ricerca.

Quand'ecco su un comodino, accanto al guardaroba su misura per taglie forti, un piccolo letto principesco rosa shocking, su cui sicuramente era adagiata in tutta sicurezza la sicuramente bella Principessa.
Il Principe sistemò i capelli, fece la prova alito e si diresse con passo sicuro verso il letto.
"Sono anni che porto gli slip neri in attesa di questo momento."
Grazie, ma questa dopo la faccio togliere dall'Editore.
"E' tutta colpa della tua bacata fantasia. Ecco, è il momento."

Il Principe scostò la tendina anti-zanzare del letto principesco, e osservò i morbidi lineamenti della Principessa.
"Ma è un cesso!"
Che cosa?
"Sì, è brutta come la fame!"
"Ma come si permette? Villano!"
"No, mi scusi signorina, non è questo è che...ma lei, non era la principessa più bella del mondo ad oggi conosciuto?"
"Si conosce ancora ben poco di questo mondo, sa?"
"STOP, basta! Non si può fare così, non ci sai fare, non hai la stoffa! Non mi sembrava molto difficile: la Principessa doveva essere bella, bella da morire! Ma l'hai vista bene in faccia? A castello ne trovo altre cinquanta così, tra cortigiane ed escort. Basta, ritirati. Non puoi scrivere fiabe, non hai il tocco..."
Magico?
"Esatto, il tocco magico. Scrivi di quello che conosci. Cos'è che conosci bene?"
La pagina bianca.
"Ecco, allora scrivi di una pagina bianca, o non scrivere proprio che l'inchiostro costa! Non rifugiarti in una storia frivola che conoscono tutti, affronta il tuo vuoto, affronta la tua paura."
E il lieto fine?
"Guarda, se devo avere un lieto fine con questa qui non importa, piuttosto mi faccio prete (che pare non sia sinonimo di castità, lo sapevi?)."
Oh dio basta, hai ragione, devo terminarla qui. E anche questa la censuro.
Scriverò di un foglio bianco.

C'era una volta, uno scrittore che non scriveva.
Insolito ma vero: l'Autore in questione non riusciva a scrivere, non aveva argomenti, non aveva personaggi.

E il continuo lo sapete.
Chissà se riuscirò a fargli scrivere una bella storia.











-Nicolò Di Bernardo-

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L'educazione è d'obbligo, l'allegria la benvenuta


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