Il D'Anno Capo (Endecasillabi Tristi)

sabato 1 gennaio 2011



Nel mezzo del cammin di nostra vita
spesso ritroviamci al d'anno capo
di certo affatto privi di fatica.

Estremità di eterno grattacapo,
del filo della vita intorcinato
a cui arrivi e poi..beh poi da capo.

Chissà che mai v'è stato di mutato
poscia 'l gran stappar de lo spumante
tra il dì odierno e 'l dì ch'ormai è passato.



Le prese in deretan son state tante
"Ma degli stronzolon poi che ci frega
che vadan tutti a far da concimante!"

Ci piacerebbe dirlo, non si nega
ma non è in niente facile favella
se sempre c'è qualcun che mani sfrega

volendo toglierci ogni cosa bella
quali sogni, futuro, pensioncina,
e non mettendo mano a rivoltella

ma anzi mettendo culo a poltroncina,
(per grandi pisolin morbida apposta)
nella di balle più grande officina.

E intanto a noi a Natal regalo costa
"sù, gira economia, la testa svuota!"
ma viver bene ormai è faccenda tosta.

E gira Economia qual grande ruota
con Papi e la soubretta straripante
che riempie sen ma tiene testa vuota.

E le parcelle sono sempre tante
e pensi a mutuo, ufficio, e viene sete:
per berci su stappi un altro spumante.

Ma finirà spumante non credete
non potremo certo bere solo vino
poi che comprato oceano dalla Lete.

Ci troveremo tutti a un tavolino,
poveri forse, vecchi di sicuro,
non ci sarà al cenone alcun tacchino.

Sarà or cambiato nulla, ma in futuro
festeggeremo altrove questa festa
saremo tutti mani contro il muro.

Che senso ha ciò non so, ma che ci resta,
è certo, ne vedremo delle 'belle',
è scusa come un'altra in fondo questa:

stringiamoci e ridiamo a crepapelle
ch' è scusa per donarci, per un poco
l'amor che move il sole e le altre stelle.




-Nicolò Di Bernardo-

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