L'Altissimo e il Bassissimo.

venerdì 28 gennaio 2011


Era un'ordinaria giornata nuvolosa in Paradiso, ma nuvolosa sotto i piedi: sulle teste dei Santi invece il Sole risplendeva della solita divina (e cocente) luce, affaticandoli non poco.
Immersi nella routine quotidiana, San Pietro e tutti gli stimabili colleghi continuavano il loro eterno incarico di smistamento anime, seduti al solito bancone con carta da bollo, timbri e soprattutto con i bollettini che la Santa Sede continuava ad inviargli da secoli con ostinazione, nella speranza di rendere l'eterna beatitudine una merce di consumo alla pari degli spazzolini elettrici e le olive denocciolate.
La coda di anime in attesa sembrava non avere fine, tanto che riusciva quasi a battere quella delle Poste il Mercoledì mattina (ma "quasi", altrimenti molti martiri avrebbero probabilmente cambiato lavoro).
Era sempre il solito tam-tam: ai buoni un timbro verde e permesso di soggiorno, ai cattivi un timbro rosso e giù tra le fiamme, a chi si salvava in calcio d'angolo invece un timbro nero e via nel Purgatorio a scontare un po' di peccatelli, che il lavoro nobilita l'animo.
Quel giorno però, giunse al loro cospetto un uomo piccolo piccolo, vestito elegante e con un sorriso a 35 denti (tre se li era fatti mettere apposta). Un uomo da bene insomma.
Data l'altezza (o meglio la non altezza), sulle prime San Pietro non vide nessuno dall'altra parte del bancone, nonostante il buffo ometto indossasse un paio di scarpe col tacco bello alto. Così si limitò a ripetere:
-Avanti il prossimo!
Ma subito sentì ribattere:
-Cribbio, sono qui! E che diamine!
-Ah, chiedo scusa! Non si spazientisca, non ce n'è alcun bisogno. Lei è il signor...?- chiese dunque il Santo.
-C'è forse bisogno che glielo dica? Mi guardi bene, la prego!- rispose l'ometto con un sorriso.
San Pietro, forse depistato dal lifting facciale, non riconobbe l'anima, così guardò con fare interrogativo San Patrizio, in cerca d'aiuto. Il santo gli bisbigliò nell'orecchio:
-Pietro, credo si tratti del Cavaliere.
-Cavaliere? Ne abbiamo avuti tanti. Ma non è passato un po' troppo tempo?
-Non un cavaliere...Il Cavaliere.
-Oh, poffare!- esclamò infine il custode celeste -Mi pareva di aver già visto quei tacchi da 12! Ti ringrazio San Patrizio, potresti andare a prendere la lista dei suoi peccati? E già che ci sei passa a darti una lavatina ai denti, che hai una fiatella di birra che non ti dico. Quante volte ti ho detto di non bere in servizio?
-Ma siamo sempre in servizio!- ribattè il santo, frugandosi tra le tasche alla ricerca di una mentina.
-Così vuole l'altissimo!- osservò San Pietro.
-Mi avete chiamato?- chiese il Premier, in punta di piedi.
-No Cavaliere, stia lì a sedere tranquillo.
-Ma io sono in piedi!
-Ah mi scusi, devo aver visto male, c'è poca luce.
-Ma siamo in Paradiso! C'è la Luce Eterna!- osservò San Patrizio
-Che diamine? Vuoi andare a prendere queste pratiche tu? Oh San Giuseppe!
-Dimmi!- rispose lui.
-No, era un'esclamazione. Oh Dio, cos'avete tutti oggi? No no no, non stavo chiamando Dio! Non la stavo chiamando, non si scomodi principale!- precisò affannosamente, poi gridò -Arriva o no questa lista?
-Eccomi eccomi!
San Patrizio, poco lontano, tirava faticosamente un carretto di legno pieno di pratiche, contratti col diavolo e fogli vari. San Pietro vide i contratti col satanasso ed esclamò:
-Patti col diavolo? Perbacco!
-Dimmi!- disse Bacco.
-E che diamine, siamo in un Paradiso cristiano! Ciascuno se ne stia al suo posto! Chi l'ha fatto entrare questo ubriacone?
-Ehm...sono stato io.- ammise San Crispino, travolgendo con la fiatella alcolica i martiri vicini.
-Perdia...Accidenti- si corresse San Pietro -è mai possibile? Qualcuno gli faccia l'alcool test.
-Subito!- rispose prontamente San Vittore, che non aspettava altro.
-Insomma, signor Silvio Berlusconi, dicevamo che qui abbiamo dei contratti col diavolo. E' cosa grave, la sua anima andrà all'Inferno! Prendo il timbro rosso.
-Mi consenta di farle presente che si sbaglia!- replicò l'ometto -Quei contratti li ha firmati lui. Non gli devo proprio niente anzi, semmai il contrario, se permette!
-Oh cielo- esclamò San Pietro dato che il cielo non aveva bocca -come non detto. Noto che lei è stato convocato ben 44 volte. Com'è possibile che sia venuto meno alla legge divina?
-Legittimo impedimento- rispose prontamente lui -Ho avuto un sacco di altre cose da fare. Non avevo tempo per morire!
-Nessuno ha mai tempo per morire.
Il Custode Celeste dunque prese pagina 1 di 494 e cominciò a leggere tra sè e sè,
-Ordunque. Signor Silvio Berlusconi, lei è accusato dei seguenti peccati, che non sono stati messi in ordine di gravità per motivi di tempo. Uno: concussione aggravata. Due: traffico di droga. Tre: abuso d'ufficio. Quattro: istigazione a più stragi. Cinque: concorso esterno in associazione mafiosa. Sei: Pedofilia...
-Mi permetta di dissentire!- cominciò a strepitare l'ometto, tutto rosso in viso ma solo lì, che il rosso era un colore che non gli era mai piaciuto -ritengo che questo tribunale non abbia la competenza territoriale per giudicarmi, e sono indignato, indignato, indignato, e ripeto indignato, del fatto che qui si parli di baggianate e calunnie. Questo è un tribunale di parte, e non lo tollero! Cos'è quella toga rossa lì? Chi è quello?
-Ma no signor Berlusconi, quello è soltanto Dante. Fa una girellatina ogni tanto, lo lasciamo fare.
-Ah sì? E quello lì, quello che se la ride, alle mie spalle, chi sarebbe? Si vergogni lei, laggiù!
-Lasci stare San Toro, Cavaliere.- rispose San Pietro -Torniamo a lei. Dicevo che lei è accusato di...
-Non sono accusato di un bel niente! E' un reato fare un favore agli amici ogni tanto? Aiutare la gente bisognosa? Se così fosse allora qui ci sarebbero un bel po' di peccatori, dico bene?
-Sì, capisco cosa intende, ma mi sembra che si parli di un altro tipo di carità...
-E mi lasci parlare! Mi lasci parlare!
-Non posso, devo farle domande.
-No, adesso mi lascia parlare, e poi rispondo alle vostre domande! Sono indignato, indignato! Ho assistito alla lettura di una lista che è assolutamente e dico assolutamente mistificatoria. Siete dei mistificatori. Ho sentito delle tesi false, lontane dal vero, distorte. Ho visto una rappresentazione della realtà al contrario del vero.
-Ma lei non sa quello che dice...
-Io so quello che sto dicendo, lei no.
La fila di anime ridacchiava in sottofondo, ma l'ometto sembrava non curarsene, e continuava:
-Sto vedendo un Giudizio Universale disgustoso, condotto in maniera spregevole, turpe, ripugnante. Mistificatori! Siete dei mistificatori!
-Si contenga la prego.- mormorò San Pietro osservando spazientito l'orologio, e rimpiangendo la mortalità dell'anima.
-Si contenga lei, cribbio! Esigo parlare con un suo superiore!
-Ora basta!- tuonò il Custode Celeste, ma l'ometto ancora strepitava. Poi mormorò greve:
-Santi numi. Sarà meglio parlare col Principale.
-Glielo passo sulla due?- chiese San Patrizio.
-No, fallo venire qui.
Il cielo si aprì e giunse Dio, in tutta la sua potenza, perfezione e pignoleria (quando uno è perfetto per forza di cose sta sempre a mettere i puntini sulle "i").
-Che succede qui?
-Presidente, abbiamo un problema...- cercò di spiegare San Pietro imbarazzato.
-Presidente sarò io, mi pare di essere l'unico qui che si merita un titolo del genere! Sono il miglior Presidente del Consiglio degli ultimi 150 anni...
-...e il miglior tiranno degli ultimi ventuno secoli.- aggiunse San Pietro.
-Che si faccia il silenzio!- tuonò Dio con autorità -Adesso parlo io.
-No, mi lasci finire!
-Ho detto che parlo io.
-Mi lasci finire! Sono profondamente amareggiato, sto assistendo ad un uso criminoso dell'onniscienza e dell'onnipotenza, un uso fazioso dell'imparzialità! Lei crede che il Paradiso sia suo, mentre appartiene a noi, a tutti gli onesti cittadini che sostengono e hanno sostenuto il mio Governo, a tutti i cittadini che pagano le tasse!
-Ah, magari.- sospirò Dio -Avremmo un bel po' di spazio in più e staremmo tutti più comodi.
-Sto assistendo a uno scempio, e mi consenta di aggiungere che lei è sempre più bello che bravo!
-E' bello e bravo, è l'essere supremo perfettissimo nostro Signore- gli suggerì l'anima appena dietro di lui, che era stufa di aspettare dall'altra parte della linea gialla.
-Lo so- rispose lui -ma mi lasci fare il mio lavoro.
E continuò:
-Sono indignato! Invito l'onorevole San Siro ad alzarsi e andarsene da questo turpe luogo di comunisti mangia bambini!
San Siro esitò un poco, ma poi ricordò di essere anche un po' interista e sprondò di nuovo nella poltrona.
Dio conosceva la razza umana, ci aveva già avuto a che fare abbastanza da pentirsi di averla creata e da volerla distruggere (per questo aveva portato sulla terra Hello Kitty, le cartucce per le stampanti e i sacchetti per la spesa in mais che si rompono sempre, ma era stato tutto inutile). Insomma, sapeva che loro erano sensibili solo a tre cose: soldi, potere e donne. Ma quell'ometto le aveva tutte e tre! Dio quindi pensò che...
Ma non entriamo nei pensieri di Dio, che non si può.
Entriamo nei pensieri dell'ometto che...
Oh Dio, un po' di decenza! No, meglio di no.
Insomma, dopo aver alquanto riflettuto, Dio disse:
-Ti offro la possibilità di essere Consigliere dell'Inferno, e a 'vita'.
-Mi dia del lei!- rispose lui.
-"Le" offro.
-Presidente.- provò a contrattare l'omino.
-Parlamentare.
-Presidente.
-Primo Ministro.
-Presidente.
-E sia, faccia pure il Presidente! Ma che non si dica che non sono buono e misericordioso e che non voglio bene ai miei figli (che sono un discreto numero di bocche da sfamare, mica è facile coi tempi che corrono).
-Bene! Sono molto contento della carica istituzionale che ho l'onore di ricoprire, e vi prometto che in soli 3 giorni non ci saranno più problemi di immondizia, favoritismi ai dannati e malgestito traghettamento delle anime (farò costruire un ponte, Caronte finirà in cassa integrazione con gli altri). Ma cambierò i colori se mi è concesso: tutto quel rosso non si addice. Posso dare una mano di blu?
-Quel che vuole.- rispose Dio.
-Perfetto, la ringrazio e tanti saluti!- concluse, e scomparve in una nuvola di zolfo.
-Presidente dell'Inferno? Ma davvero si è lasciato infinocchiare così?- chiese San Pietro, rivolgendosi al grande Maestro.
-Pietruccio mio, ma ti pare? Ero già disposto a darglielo. Se gliel'avessi offerto sin da subito avrebbe rifiutato. Così sono soddisfatto io e lo è anche il suo ego, che è senz'altro più grande di quel metro e venti scarso che si ritrova, e che forse ha anche qualche capello in più.
-Oh, lei è un genio Presidente! Ma col Diavolo come faremo?
-Niente paura, lo manderemo tra gli uomini a fare il Presidente del Consiglio. Senz'altro migliorerà le cose. Fa tutto parte di un disegno più ampio, ricorda!
-Oh, lei è due volte un genio Presidente!- esclamò esaltato San Pietro.
I Santi erano al settimo cielo (letteralmente): si stapparono le bottiglie gentilmente offerte da San Gria e anche quelle portate da San Benedetto e San Pellegrino (c'erano ancora un paio di astemi in Paradiso nonostante tutto).

Così tra i mille festeggiamenti il Cavaliere per la prima volta scese in politica per davvero, e scese così tanto che arrivò a bruciare tra le fiamme dell'Inferno, contento di non trovare tra tutti i dannati nessuno che la pensasse in maniera diversa dalla sua.
E l'Italia...beh, era davvero destinata a migliorare. Almeno il Diavolo faceva politica.

E Dio nel frattempo continuava a fare i suoi ampi disegni, col foglio A3 e il pastellone a cera grosso.
E fu tutto bene come quel che finisce bene.






-Nicolò Di Bernardo e le tristemente vere (e poco riadattate) frasi di un noto ometto-

1 commenti:

dese92 ha detto...

Complimenti Nico. Peccato che quando succederà non potrò godermi la scena! Però potremmo farci un film! Sarebbe stra-figo! Ahahahahahahahah! (Risata malefica)

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L'educazione è d'obbligo, l'allegria la benvenuta


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