EnoizuLove.

giovedì 10 marzo 2011






Dio provò a scrivere un buon romanzo, ma non ci riuscì.
Così creò l'uomo.

Gli era venuto piuttosto bene, o comunque meglio che quel primo capitolo lasciato a metà con la scusa del poco tempo (giustificazione poco credibile per l'Essere ingenerato e imperituro, ma essendo lui oltre che perfettissimo anche molto solo non ci sarebbe stato nessuno a smentirlo).
Certo non era proprio bellissimo, ma presto avrebbe potuto cambiare i suoi canoni di bellezza, accrescendone l'autostima.
Bello o no, l'uomo aveva comunque del potenziale, tanto che, appena creato, il primo di loro si alzò, si stiracchiò, si specchiò nell'acqua, si spaventò e poi disse:
"Dio mi ha fatto a sua immagine e somiglianza!".
Molto astuto.
Il Perfettissimo Creatore avrebbe voluto dirgli qualcosa, ma essendo anche infinitamente buono pensò fosse meglio tenerlo con quell'illusione: almeno così era felice (e con quella faccia non era cosa facile).
"Chi sono io?" cominciò poi a chiedere la creatura. "Perché esisto?".
"Beh stavo scrivendo un libro e poi boh, dunque..."
"Cos'è la felicità?" incalzò lui.
"Beh, non saprei..." gli rispose Dio.
"Ma non sei l'essere perfettissimo onnisciente? Perché non lo sai?"
"Non lo so."
"E perché?"
"Perché no!"
L'uomo faceva troppe domande, così il Creatore pensò bene di crearne altri come lui (o il suo nome sarebbe stato inadatto), di modo tale che con un po' di compagnia avesse qualcos'altro da fare piuttosto che inutili domande esistenziali (questo fu uno dei motivi per cui creò la donna, oltre che per la sua incapacità a trovare il cassetto con i calzini neri la mattina).
Quelli si alzarono, si stiracchiarono, si specchiarono nell'acqua e si spaventarono.
Ma il primo agli altri: "Dio ci ha fatti a sua immagine e somiglianza!".
Si levò un coro di "Ah!", "Ma allora va bene!", "Meno male!", e tutti andarono a mangiare bacche e frutta secca festeggiando il primo giorno del mondo e il loro Padre, che era stato così buono da crearli tutti a sua immagine e somiglianza.
"Sono davvero così peloso?" pensò Dio, creando frettolosamente lo specchio.
Fortunatamente non lo era, ma se la sua nuova creazione doveva necessariamente andare in giro agli angoli del mondo sbandierando di essere fatta a sua immagine e somiglianza, pensò fosse il caso di imbellirla un attimo e farla progredire un pochino (piano piano, così che non se ne accorgesse), o almeno di depilarla.
"Che sia l'evoluzione!" disse. Ed evoluzione fu.
Dopodiché pensò bene di tagliare la corda per non essere sommerso da troppe domande, e anche latitanza fu.


L'uomo piano piano cominciò a 'progredire', o almeno così si arrogava di fare.
La schiena si raddrizzava, la testa s'ingrandiva (per sapere se poi se ne ingrandisse anche il contenuto dovremmo scrivere trattati su trattati), il suo corpo perdeva peli e andava via via migliorando. A ogni piccolo passo si girava per sputare all'arretrato stadio precedente, per poi riprendere a camminare e ricevere un succulento sputacchio in faccia dallo stadio successivo.
L'uomo sputò per secoli (nacquero così le grandi distese d'acqua), finché non si sentì un poco disidratato e credette fosse il caso di depositare il proprio sputo in banca in vista di tempi bui. Lì si fermò.

Aveva odiato, litigato e ucciso fondamentalmente per arricchirsi di oggettistica come soldi, cibo, fermacarte a forma di mucca e donne, o per avere la meglio sui propri cugini convincendo tutto il mondo di essere l'unico ed inimitabile uomo creato ad immagine e somiglianza di Dio.
Al Perfettissimo Signore fischiarono le orecchie per una ventina di secoli, il che era molto fastidioso perché rovinava il suo eterno soggiorno alle Galapagos (tutto il creato ha una sua specifica finalità).
Insomma l'uomo si specchiò nell'acqua e quel che vide non gli piacque. Neanche l'idea di essere stato creato ad immagine e somiglianza di Dio ormai lo confortava più di tanto (eccezion fatta per chi scappò alle Galapagos seguendo il suo esempio).

"Non sarebbe meglio tornare a quando mangiavamo bacche?" domandò infine un giorno alla sua specie, sollevando il volto dal cinghiale allo spiedo. "Non eravamo più felici prima?".
Dopo un momento di silenzio e di mastichìo generale tutti convennero a riguardo, soprattutto il cinghiale.
E involuzione fu.
Fu forse grazie all'aiuto del Dio, troppo infastidito per il fischiare d'orecchie (maledette fossero le preghiere), o forse per pura volontà dell'uomo (e per il sostegno dell'intera razza dei cinghiali), ma comunque fu.
L'uomo riprese il suo sputo (fallirono tutte le banche di saliva) e cominciò a sputacchiare davanti a sé, tornando pian piano sui suoi passi e ricevendo puntualmente in faccia il liquido garrino degli stadi evolutivi più vecchi, che finalmente potevano restituire il gesto dopo secoli e secoli di trepidante attesa.
Finché non ritornò curvo, peloso e con le unghie curate male.

Dio, che aveva osservato la scena di nascosto, vide l'uomo rincorrersi beato tra gli arbusti, libero da abomini come i boxer sintetici, gli adesivi per dentiere e gli squilli con addebito. Così, sorridendo ai suoi figli, chiese:
"Vi piace, questa vostra felicità?"

E loro a lui: "Che cos'è la felicità?".


E Galapagos furono.












-Nicolò Di Bernardo-

2 commenti:

TheVice92 ha detto...

Grande Nico!

airali ha detto...

bella storia!

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L'educazione è d'obbligo, l'allegria la benvenuta


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