Grafemi.

venerdì 25 marzo 2011



«Sono Prkaltrakuka, trecentosessantadue giri di luna, trenta primavere.
Indovino.
Essere indovino non è cosa facile, già anche solo il nome viene frainteso.
L'agricoltore coltiva il suo campo, il muratore costruisce i suoi muri, l'allevatore alleva il suo bestiame e lo spazzatore pulisce la sua cacca (quella del bestiame, non la sua).
L'indovino invece, non è un 'indovinatore', non passa le giornate a prevedere il futuro come lo spazzatore passa il tempo sulle sue cacche (nobile arte).
L'indovino indovina. Ogni tanto. Forse.
La sua resta comunque una nobile pratica che dà i suoi frutti, frutti che in genere puzzano un po' meno di quelli cui si dedica lo spazzatore ma che non per questo danno meno soddisfazione.
Arte dura ma soddisfacente.
Prevedo che non capiate dove risieda la fatica nel prevedere il futuro, e vi rispondo.
Lo si vede dalle sue origini.

Accadde che un giorno un povero pettinatore di scimmie stesse camminando lungo la Grande Via: Grande Via camminata in quel momento da un Grande Uomo, il Re della nostra comunità, e ahimè anche da un assiduo spazzatore stercorario, talmente in ritardo sulla tabella di marcia (alcune scimmie possono scegliere di non farsi pettinare ma mai nessuna vacca aveva scelto di non abbandonarsi al dolce alleggerimento) che, correndo come un forsennato, disseminava qua e là la materia prima per colpa di un buco nel sacco.
Grande era la via, grande era l'uomo e grande era la Cacca che attendeva pochi metri più avanti Sua Maestà e che gridava disperata per il timore della suola placcata in oro. Nessuno però riusciva a sentirla piangere, e triste sarebbe stato il destino della Massa Fetente (e perchè no, anche quello della Cacca), se il Pettinatore di scimmie non avesse gridato: "Attenti al caccone!".
Tutti si voltarono stupiti verso Sua Maestà, che però non pareva avere niente che fosse meritevole di una particolare attenzione, se non quel brufolo sul naso che tutti cercavano di non guardare, segno nefasto di una mangiata al Gran Fast Food della città.
Sua Brufolosità si voltò irato verso il Pettinatore: "Maledetto, che dici? Pettinerai scimmie per il resto della tua vita!"
"Ma io già le pettino, le scimmie!" obiettò lui, sentendo offesa la sua categoria di onesti lavoratori. "E comunque non volevo insultarla, ma salvarla: avrebbe pestato quella grossa cacca!"
Il Re si rasserenò. "Che Quetzalcoatl ti benedica! Cosa fai nella vita oltre che pettinar bertucce, ragazzo?" gli chiese poi.
"Io indovino!" azzardò lui, e da quel giorno diventò Indovino.
Il giovane godette di grande fama e celebrità, salvava suole anche due a due.
"Cacca di qui" gridava "Cacca là! Occhio alla cacca, eccone un'altra! Un'altra ancora lì, fermi! Ed eccone un'altra, e ancora...ah no signora, non credevo fosse il suo cagnolino, adorabile Chihuahua, davvero!".
Terribile fu tirare a campare per le spettinatissime scimmie, che non osarono più mostrarsi il Sabato sera e restarono sugli alberi per sempre, ma questo non importava a nessuno: gli affari per l'Indovino andavano bene.
Ma la celebrità è come un corridore senza piedi, gambe, mani, braccia e naso: va poco lontano e non ha mai il raffreddore.
Così la sua popolarità sfumò l'esatto giorno in cui lo spazzatore della città mise una toppa alla sacca da spalla.
La grande abilità di prevedere le cacche non bastava più.
L'Indovino così dovette ingegnarsi nei modi più disparati e disperati: previsioni meteorologiche, mani da leggere (anche se la gente preferiva vedere il film), e mandando un sms con "Nome di lei" e "Nome di lui" poteva anche calcolare approssimativamente la percentuale di affinità di coppia. Per il gattino Virgola però, ci sarebbero voluti anni di evoluzione scientifica.
I metodi di preveggenza diventavano sempre più complessi e rischiosi: per leggere il fondo delle tazzine da caffé occorreva prima berle tutte, e non si dormiva la notte. Prevedere le disgrazie osservando il fegato degli animali poi, era diventato decisamente più complicato da quando il macellaio aveva raddoppiato i turni di guardia notturni.

L'indovino, una volta dimesso dal Grande Ospedale (pare infatti sia requisito fondamentale per un macellaio quello di essere grosso e cattivo) ebbe l'idea geniale: annotare su pietra la futura storia del mondo, in tutta tranquillità.
Addio intestini di pollo, addio dipendenza da caffeina, addio ragazzini brufolosi dall'amore mai corrisposto!
Certo il futuro del mondo non è cosa facile a scriversi, considerando che tecnicamente non avrà mai fine, ma a questo serve la discendenza: a continuare l'opera.
E così eccomi qui, caro lettore del 2012, a scrivere finalmente, dopo questa brevissima presentazione, quello che ti capiterà.
Forse non sarà facile per te accettarlo, ma non lo è stato neanche per gli altri. Stai tranquillo, rilassati e...aspetta ma io non ti conosco, che mi importa!
Veniamo al sodo.
Anno ricco di episodi il tuo, infatti...»

-Amore, hai finito? Quand'è che vieni a letto?
-Tesoro scusami, ho tanto da fare stasera, lo sai che è un brutto periodo...
-Sì, ma avevamo detto che non ti saresti portato il lavoro a casa!
-Lo so piccola, è un duro lavoro, ma qualcuno dovrà pur farlo...
-Mi ero messa anche il completino intimo che ti piace tanto...che spreco.

«Caro lettore, che ho detto sulla fine del mondo? Che non sarebbe mai arrivata?
Dimentica tutto: il mondo finirà con te.
Beh che dire, condoglianze, mi spiace!
Anzi no, neanche ti conosco.

Tanti saluti,



Prkaltrakuka.»













-Nicolò Di Bernardo-

1 commenti:

Anonimo ha detto...

Che bella interpretazione della cosa :-)

Posta un commento

Lascia un commento, ci fa piacere :)
L'educazione è d'obbligo, l'allegria la benvenuta


Articoli correlati per categorie