Giallo Canarino.

domenica 10 aprile 2011






"Ti ho scovato, maledetto."
Il commissario Zanieri mandò a chiamare tutti i sospettati: l'appuntamento era lì nella sala comune alle due e mezza spaccate. Ancora pochi minuti e il nome dell'assassino sarebbe stato reso noto, finalmente. Era riuscito a snodare l'intricato groviglio di fili, ed ora che li aveva disposti tutti ordinatamente davanti a sé, la soluzione gli sembrava così dannatamente facile. Certo era servito del tempo, indizio dopo indizio, interrogatorio dopo interrogatorio proprio come succedeva nei migliori libri gialli, ma alla fine c'era riuscito.
Zanieri si sedette sulla poltrona e attese l'arrivo degli ospiti, fissando l'orologio.
Due e venti.
Mentre aspettava, accese la pipa. Si lasciò accarezzare dal nero fumo della sua compagna per qualche minuto, con un sorriso beffardo stampato in faccia che non riuscì a trattenere.
Due e trenta.
"Commissario, sono tutti qui!" lo avvertì a gran voce Marzarini, ritto sull'attenti, mentre entravano uno ad uno i sospettati.
"Ce l'abbiamo fatta finalmente?" domandò stizzito il Duca di Castracani in una smorfia "Sono ore che ci tenete relegati in questa casa".
"Non ne possiamo più" aggiunse il fattorino delle pizze.
"Non finga dispiacere, Frascatelli" rispose Zanieri, che l'aveva pizzicato qualche ora prima in giardino a godersi la vasca idromassaggio della vittima. "Si rilassi e prenda posto. Sedetevi tutti".
"Siamo qui" continuò "Perché ho finalmente scoperto il colpevole. Ed è qui tra noi".
Seguì un borbottìo generale.
"Sta dunque dicendo" squittì la Barona di Gùgol "che non si tratta di un incidente?".
"Certo che no, perché tenerci relegati qui sette ore? Cretina..." bofonchiò il cognato.
"Villano!" rispose lei.
"Strega!"
"Ora basta!" li zittì Zanieri "Volete sapere il colpevole o preferite litigare inutilmente?"
I due, indecisi su cosa scegliere, si rassegnarono e optarono per il colpevole.
"Dicevo" continuò Zanieri "che è stato qualcuno a spingere l'anziano Marchese di Treppiedi giù dalle scale, e che quel qualcuno è qui tra noi in questo momento."
Tutti trattenevano il fiato e la saliva: deglutire avrebbe fatto rumore, avrebbe destato sospetti.
"...E chi è?" provò a chiedere con voce tremante il signor Govettoni, sovrastato però dal vocione di Zanieri.
"All'inizio è stato difficile." continuava infatti lui, impegnandosi nel monologo "Era tutto troppo intricato. Sei persone ospiti della vittima per una piacevole settimana di campagna (eccezion fatta per il fattorino delle pizze), tutti in casa durante l'omicidio, tutti senza alcun alibi."
"E dunque chi è?" riprovò Govettoni.
"E non finisce qui. Avevate tutti un movente. Il Marchese aveva avuto una relazione segreta con la Barona di Gùgol, poi con la figlia, provocando l'odio del cognato e poi lasciando entrambe a muso duro per una tresca con la sua adorata sorellina, signor Govettoni. Ed è stato sempre il Marchese di Treppiedi ad uccidere erroneamente in una battuta di caccia il figlio del Duca di Castracani, occultandone il corpo per non essere scoperto."
"Cosa? Tu avevi una relazione con lui? Baldracca!" gridò alla Barona di Gùgol la figlia.
"No, TU avevi una relazione con lui! Baldracca!" replicò la Barona.
"Baldracche tutte e due!" sbraitò il cognato.
"Tutte e tre! Telefono a mia sorella, scusate." disse Govettoni.
"Certo non mancava vigore al vecchio eh!" ridacchiò il fattorino.
"Mio figlio...il mio povero figlio..." piangeva il Duca di Castracani.
"Commissario, ho come l'idea che i sospettati non sapessero tutte queste cose..." notò con arguzia Marzarini.
"E non è finita qui." continuò Zanieri, ignorandolo. "Anche lei, Frascatelli, non è stato forse inseguito per due miglia dai cani da guardia del Marchese per aver confuso una quattro formaggi con una salsiccia e gorgonzola?"
"Maledetto gorgonzola!" scoppiò in lacrime Frascatelli.
"Insomma, avevate tutti un motivo per odiarlo, per ucciderlo. Eravate tutti sospetti."
"E dunque, alla fine chi è?" provò ancora Govettoni, con un fil di voce.
"La prima cosa che mi ha insospettito" continuò Zanieri "E' stato proprio questo eccesso di sospettati. Via, siamo onesti, quando capitano situazioni del genere? Omicidio a porte chiuse, sei ospiti in casa senza alibi e tutti con un ottimo movente. Assurdo."
Zanieri inspirò fumo, chiudendo gli occhi, poi riprese.
"La seconda cosa sospetta, siete voi."
"Noi?" chiese Frascatelli.
"No, loro che sono nobili. Tu sei soltanto un misero fattorino delle pizze." lo umiliò il commissario "Ville enormi, idromassaggio, tenute di caccia in cui uccidere conoscenti ma neanche una catena di negozi o di discoteche. Nessun posto in Parlamento. Grandi titoli nobiliari ma nessun titolo in borsa. Quantomeno improbabile."
Zanieri sbuffò fumo nero, accarezzando la liscia superficie della pipa.
"E poi c'è questa pipa. Un investigatore che fuma la pipa."
"Non capisco dove voglia andare a parare" disse scocciato il Duca di Castracani, stanco di tutta quella suspance da Grande Fratello "Vuole dirci chi è questo assassino?".
"Oh, che impazienza. Uno non può tenere un po' sulle spine i sospettati abusando onestamente della propria figura di pubblico ufficiale che subito viene criticato. E sia, e sia, vi dirò il colpevole. C'era una e una sola persona in grado di compiere tutto questo, in grado di spingere il Marchese giù dalle scale e.."
"CI DICA IL COLPEVOLE!" sbottò Govettoni, sull'orlo di una crisi isterica.
"E' l'Autore!" gridò Zanieri, puntando il dito contro...
Ehi no, un momento...come?!
"Sì, proprio tu, l'Autore! E' a causa tua che il Marchese di Treppiedi è ruzzolato giù dalle scale morendo sul colpo, a causa tua si trovavano qui sei persone con sei validissimi moventi, senza un'alibi, è a causa tua e della tua inverosimile e malata fantasia che tutti qui hanno nomi surreali e sono nobili ereditieri senza essere stati mai multati per guida in stato di ebrezza e uso di stupefacenti! Ed è per tua causa che sono qui ad investigare fumando la pipa e non un più economico pacchetto di Marlboro!"
Ma che sta dicendo? Perché mai avrei dovuto farlo? E' un'assurdita'!
"No, non lo è. Avevi un movente, un motivo per ucciderlo più di tutti gli altri. In fin dei conti non è così grave che il Marchese abbia avuto una relazione con la figlia della Barona, con lei ci siamo stati un po' tutti."
O sì, puoi ben dirlo. Ma ciò non toglie che io non abbia avuto alcun motivo di ucciderlo!
"E invece sì. Chi più di te poteva desiderare la sua morte? E' stata una pedina nelle tue mani, un sacrificio necessario. Cosa avresti scritto, senza il suo assassinio? Avevi bisogno di qualcosa per piacere, per attirare l'attenzione del lettore. Non sapevi più cosa inventarti, eri disperato, e questa disperazione ti ha fatto impazzire, spingendoti a questo gesto efferato. Sei stato tu a crearlo, tu ad ucciderlo."
Parli, parli pure. Sono tutte chiacchiere. Se anche fossi stato io, non avreste comunque le prove per incastrarmi!
"Non è proprio questa una prova? L'omicidio perfetto non esiste. Eppure nessuna traccia, nessun'orma, nessun'impronta digitale. Forse perché l'assassino non ha dovuto usare le mani. Forse perché ha usato...QUELLA PENNA!"
Sì, sono stato io, sono stato io! E' così, l'ho ucciso! L'ho ucciso, perché così doveva essere. Per questo era stato creato. E ora che vuole farmi, commissario? Vuole arrestarmi? Vuole spararmi? Ho una penna, e non ho paura di usarla!
"La prego, metta giù quella penna lentamente. Molto lentamente. La appoggi sul tavolo, e nessuno si farà del male."
Non mi sembra nella posizione di dettare regole. Ho la penna dalla parte dell'impugnatura sa!
"Fuori di qui! Tutti fuori di qui, ora!"
Io sono l'Autore, io vi scrivo, vi ho creati e vi distruggo. Io ne ho la possibilità, ho la forza, ho il potere, ho...
Ho quasi finito l'inchiostro.


"Tranquillo, pianga pure, non si trattenga. Venga, che la accompagno in commissar










































-Nicolò Di Bernardo-

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L'educazione è d'obbligo, l'allegria la benvenuta


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