Il Popolo Dei Piccioni.

venerdì 18 febbraio 2011





Questa storia non parla di uomini e non è vista coi loro occhi.
Non solo almeno: questa storia difatti si dedica per lo più ai piccioni.


E' una mattina come tante altre in una piazza del Duomo come tante altre.
All'uscita del bar Da Angelo, il tacco di una donna in carriera si incastra in una grata: il caffè da asporto strabordato, la brioche sfuggita dalle mani e la bestemmia scappata ai denti fanno a gara a chi arriva prima per terra. Vince la brioche con ampio vantaggio: il caffè si è fermato sulla gonna grigia e la bestemmia ha cambiato direzione prendendo il volo. Angelo prepara un altro caffè e scalda un'altra brioche ringraziando il dio delle grate.
Un bambino intanto accompagna a scuola la sua cartella, che pesa sicuramente più di lui e forse fa anche meglio le addizioni (ma vedeste quanto mangia).
Due amici di vecchia (vecchissima) data passeggiano lenti sul marciapiede, parlando delle mezze stagioni senza davvero sentirle come un argomento banale e schivando gli escrementi di animali vari qua e là, ma lo scrupoloso monitoraggio del terreno rallenta il traffico pedonale: il ragazzo universitario in ritardo sulle prime si adatta al passo, poi rischia di pestargli i talloni e infine azzarda un pericoloso sorpasso a destra cercando di non urtarli inavvertitamente. Trova contromano la donna in carriera, che ingaggia una nuova sfida caffè-brioche-bestemmia. (Angelo continua a vendere brioches e caffè ringraziando anche il dio universitario.)
Turisti giapponesi (forse thailandesi, nessuno se l'è mai chiesto) fotografano il Duomo e i piccioni.
Il Duomo si chiede dove ha sbagliato per ritrovarsi a valere quanto loro, ma continua a sorridere e resta in posa. Proprio una giornata come tante altre.