Arachidi e Aracnidi.

domenica 21 agosto 2011





Sono nato solo.
Non so come sia successo, ma un attimo prima non esistevo -e neanche me n'ero accorto- e l'attimo dopo ero lì, su quella ragnatela, da sempre.
E anche un po' solo.
Accanto a me, vidi impigliato nella tela un batuffolo di polvere, o forse quella che era stata la mia vecchia madre, non so.
Mi piace pensarla in quest'ultimo modo, comunque.
Anche se somigliava dolorosamente a nient'altro che polvere, ed era silenziosa come tale, quella era mia madre, la madre -pensavo- che mi aveva dato tutto quello di cui avevo bisogno: una tela ben fatta, tanti occhi, qualche pelo e soprattutto otto robuste zampe.
Lo so che agli uomini questo fa ribrezzo, ma le mie fattezze, lasciatemelo dire, non mi erano comunque mai spiaciute, così come neanche il mio compito.
Sì, l'immaginario umano ci vedeva come bestie infide che tessono la loro tela strofinando le orribili zampette pelose, finché una povera bestia non resta intrappolata, agonizzante. Ma chi poteva biasimarci?
"In fondo questo è l'ordine della natura" pensavo "Così va la vita". Gli uomini la chiamano 'catena alimentare', ed è una cosa buona quando cacciano cervi o allevano mucche, è una cosa buona perchè è naturale. Certo non lo è quando si tratta di noi, che facciamo ribrezzo, con le nostre ripugnanti otto zampe pelose.
Ripugnanti per il numero, mentre procacciano il loro cibo con quattro arti e venti -schifose?- dita complessive.
Ripugnanti per i peli, di cui gli uomini stessi sono ricoperti e che cercano di nascondere, strappare, come rinnegando quel che li fa sentire ancora pericolosamente simili a noi. Simili agli animali.
Ma dirò cosa penso degli uomini in un'altra occasione: si parla sempre e solo di loro -forse perché parlano sempre e solo loro-, e per una volta questa è la mia storia, la storia di un ragno.